interesse o vantaggio

L’ente può essere ritenuto responsabile solo se il reato è stato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio (art. 5, co. 1); la sussistenza dell’interesse proprio esclusivo dell’autore del reato presupposto o di terzi esclude la responsabilità dell’ente (art. 5, co. 2).

È controverso se l’interesse o il vantaggio costituiscano requisiti alternativi ed autonomi (così la giurisprudenza e dottrina prevalenti), o cumulativi.

L’interesse, che deve preesistere alla commissione del reato (ed è quindi oggetto di una verifica ex ante), implica la finalizzazione del reato a quell’utilità.

Per l’individuazione dell’interesse rilevano non le soggettive intenzioni o rappresentazioni dell’agente in sé considerate, ma la prospettiva funzionale, di gestione degli interessi e di promozione delle attività che caratterizzano il profilo dell’ente.

L'interesse dell'ente risulta quindi configurabile ogni qual volta si accerti che il fatto sia stato commesso da un soggetto qualificato nell'ambito delle sue funzioni, a favore dell'ente stesso, con esclusione, perciò, della responsabilità dell'ente solo nei casi in cui l'autore del reato ha agito invece solamente per perseguire un proprio interesse personale.

La giurisprudenza definisce vantaggio “ogni concreta acquisizione per l’ente” (da valutarsi ex post, come conseguenza della commissione del reato), tendenzialmente di tipo economico. In tal senso il vantaggio viene spesso assimilato al “profitto”.

Il vantaggio rileva anche se minimo, come si deduce dall'art. 12, lett. a), che regola alcuni casi di riduzione della sanzione pecuniaria.

Tuttavia, in linea di principio non si esclude il requisito del vantaggio anche in presenza di un beneficio economico “indiretto” derivante da un “ritorno di immagine” positivo, o dall’acquisizione di una posizione di prestigio o di rilievo in un certo ambito economico o imprenditoriale. In quest'ultima prospettiva in giurisprudenza si ritiene che l'interesse o il vantaggio possano avere valenza anche non economica.

Una tesi diffusa afferma che l’elemento fondamentale per l’accertamento della responsabilità dell’ente sia solo l’interesse, anche in considerazione della previsione secondo cui l’ente non risponde se il reato presupposto è stato commesso nell’interesse esclusivo proprio dell’autore o di terzi (art. 5, co. 2: nessuna previsione è invece dedicata al vantaggio); in questa prospettiva il vantaggio rappresenta un elemento solo casuale.

Nel caso in cui il reato presupposto sia colposo (omicidio o lesioni personali gravi e gravissime commesse con violazione delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ex art. 25-septies; taluni reati ambientali ex art. 25-undecies) si discute della possibilità di accertare il presupposto dell’interesse o del vantaggio. La tesi che nega tale possibilità comporta l’inapplicabilità dell’art. 25-septies e dell’art. 25-undecies (per la parte relativa ai reati colposi).

L’orientamento dominante in giurisprudenza, consapevole del fatto che non si può sostenere in alcun modo che l’ente abbia interesse all’evento colposo (ad es., morte o lesioni personali gravi o gravissime del lavoratore), raccorda l’interesse non all’evento del reato , ma alla condotta, che è di tipo colposo (è caratterizzata, cioè, da inosservanza di regole – scritte o sociali - di diligenze, prudenza o perizia).

In tal senso, si ritiene sussistere il requisito dell'interesse, nei casi in cui si dimostra una tensione finalistica della condotta illecita dell'autore volta a beneficiare l'ente stesso, in forza di un giudizio ex ante, da riportare al momento della violazione della norma cautelare.

Analoga conclusione va ravvisata nell’ipotesi in cui, realizzata la condotta, l’ente abbia tratto comunque vantaggio dalla stessa, salva la previsione del 2° co. dell’art. 5.

Da questo punto di vista, rispetto ai reati presupposto-colposi, l’ente è ritenuto responsabile se si accerta che la condotta che ha determinato l’evento (ad es., la morte o le lesioni personali gravi o gravissime) è stata determinata da scelte rientranti nella sfera di interesse dell’ente, oppure se la condotta medesima abbia comportato almeno un beneficio per quest’ultimo, senza apparenti interessi esclusivi di altri (si veda il caso Thyssenkrupp: Ass. Torino, 15.4.2011; App. Ass. Torino, 28.2.2013).

Di conseguenza, si ritiene che il requisito possa essere ravvisato nel risparmio economico connesso alla mancata adozione delle necessarie tutele infortunistiche o ambientali imposte dall’ordinamento.

L’indeterminatezza del requisito essenziale della responsabilità dell’ente rende auspicabile un intervento correttivo del legislatore.

Controversa la rilevanza dell’interesse di gruppo nel contesto dell’applicazione del d.lgs. n. 231/2001 alle aggregazioni societarie.

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