pubblicato il 11/11/14

Aggiornamenti sul d.lgs. 231/2001

- 31 ottobre 2014 - 

Novità normative

Il decreto del Ministero del Lavoro del 13 febbraio 2014 (Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2014)  fornisce alle piccole e medie imprese (m.p.i.), che decidano di adottare un modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza, indicazioni organizzative semplificate, di natura operativa, utili alla predisposizione e alla efficace attuazione di un sistema aziendale idoneo a prevenire i reati previsti dall’art. 25 septies, d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231. Ai fini dell’individuazione delle m.p.i. il decreto richiama la Raccomandazione della Commissione Europea 361/2003/CE del 6 maggio 2003 ed il decreto del Ministero Attività Produttive del 18 aprile 2005, pubblicato nella G.U. 238 del 12/10/2005, secondo i quali sono da considerarsi “microimprese” quelle che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro.

Con nota del 21 luglio 2014 il Ministero della Giustizia ha comunicato a Confindustria che le linee guida aggiornate (2014) per la formazione dei modelli di organizzazione e gestione degli enti ex d. lgs. 231/2001 (v. www.confindustria.it) sono state giudicate adeguate ed idonee al raggiungimento dello scopo fissato dall’art. 6, comma 3 del Decreto stesso.

 

Giurisprudenza recente

Riguardo ai delitti di omicidio e lesioni personali gravi e gravissime commessi con violazione delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ed al connesso problema della estensione della responsabilità anche alla società ai sensi dell’art. 25 septies d.lgs. n. 231/2001, le Sezioni Unite penali (n. 38343/2014 - caso ThyssenKrupp), come anticipato nella informazione provvisoria diffusa in aprile dalla Suprema Corte, hanno stabilito che “in ossequio al principio di colpevolezza la linea di confine tra dolo eventuale e colpa cosciente va individuata considerando e valorizzando la diversa natura dei rimproveri giuridici che fondano la attribuzione soggettiva del fatto di reato nelle due fattispecie. Nella colpa si è in presenza del malgoverno di un rischio, della mancata adozione di cautele doverose idonee a evitare le conseguenze pregiudizievoli che caratterizzano l’illecito. Il rimprovero è di inadeguatezza rispetto al dovere precauzionale anche quando la condotta illecita sia connotata da irragionevolezza, spregiudicatezza, disinteresse o altro motivo censurabile. In tale figura manca la direzione della volontà verso l’evento, anche quando è prevista la possibilità che esso si compia (colpa cosciente). Nel dolo si è in presenza di organizzazione della condotta che coinvolge, non solo sul piano rappresentativo, ma anche volitivo la verificazione del fatto di reato. In particolare, nel dolo eventuale, che costituisce la figura di margine della fattispecie dolosa, un atteggiamento interiore assimilabile alla volizione dell’evento e quindi rimproverabile, si configura solo se l’agente prevede chiaramente la concreta, significativa possibilità di verificazione dell’evento e, ciò non ostante, si determina ad agire, aderendo a esso, per il caso in cui si verifichi. Occorre la rigorosa dimostrazione che l’agente si sia confrontato con la specifica categoria di evento che si è verificata nella fattispecie concreta. A tal fine è richiesto al giudice di cogliere e valutare analiticamente le caratteristiche della fattispecie, le peculiarità del fatto, lo sviluppo della condotta illecita al fine di ricostruire l’iter e l’esito del processo decisionale”.

 

La Suprema Corte (Cass. Sez. Un. Pen., n. 38343/2014, “caso ThyssenKrupp”, par. 59) ha altresì chiarito che la composizione dell’organismo di vigilanza è essenziale ai fini della valutazione della efficace attuazione del M.O.G. (nello stesso senso Cass. Sez. V pen., n. 4677/2014); tale efficacia viene meno quando (anche solo) uno dei componenti dell’O.D.V. sia chiamato ad essere “giudice di se stesso”(principio già affermato nel medesimo caso dalla Corte di Assise d’Appello di Torino, 28 febbraio 2013).

 

La Corte di Cassazione (Cass. Sez. II pen., n. 28960/2014) ha ribadito che, benché i reati fiscali non siano annoverati tra quelli presupposto, può applicarsi alla società la disciplina concernente la responsabilità amministrativa degli enti, in forza del duplice richiamo dell´art. 416 c.p. da parte dell’art. 24-ter d. lgs. n. 231/2001 e dall´art. 10 l. n. 146/2006. Poiché infatti i reati di frode fiscale rientrano nel programma associativo dell'organizzazione criminale transnazionale, e, quindi, tale associazione ha reso possibile o comunque agevolato la commissione delle frodi fiscali commesse in Italia, è ritenuto legittimo il sequestro, finalizzato alla confisca per equivalente ex art. 11 l. n. 146/2006, anche del profitto dei reati di frode fiscale.

 

Secondo le Sezioni Unite penali (n. 10561/2014), è consentito nei confronti di una persona giuridica il sequestro preventivofinalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto di reato tributariocommesso dagli organi della persona giuridica stessa, quando tale profitto (o beni direttamente riconducibili al profitto) sia nella disponibilità di tale persona giuridica; non è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di una persona giuridica qualora non sia stato reperito il profitto di reato tributario compiuto dagli organi della persona giuridica stessa, salvo che la persona giuridica sia uno schermo fittizio; non è consentito ilsequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti degli organi della  persona giuridica per reati tributari da costoro commessi, quando sia possibile il sequestro finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto di reato tributario compiuto dagli organi della persona giuridica stessa in capo a costoro o a persona (compresa quella giuridica) non estranea al reato.

La impossibilità del sequestro del profitto di reato può essere anche solo transitoria, senza che sia necessaria la preventiva ricerca generalizzata dei beni costituenti il profitto di reato.

 

 

Convegni in materia di applicazione del d.lgs. 231/2001

(i programmi completi sono disponibili all’indirizzo: http://www.koreaudit.it/convegni.htm)

 

La sicurezza sul lavoro nella galassia delle società di capitali

Il prossimo 14 novembre, a partire dalle ore 10.00, presso Palazzo Battiferri, Via Saffi 42, in Urbino,  si terrà il convegno “La sicurezza sul lavoro nella galassia delle società di capitali”, organizzato dal  Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Urbino Carlo Bo e dall’Osservatorio "Olympus” per  il monitoraggio permanente della legislazione e giurisprudenza sulla sicurezza del lavoro.

La mattinata sarà dedicata alle relazioni di Marcella Sarale, Politecnico di Torino (Poteri e responsabilità nelle società di capitali), Francesco Basenghi, Università di Modena e Reggio Emilia (Assetti societari e individuazione del datore di lavoro per la sicurezza) Gabriele Marra, Università di Urbino Carlo Bo (Corporate governance e responsabilità penali nelle società di capitali).

Il nutrito programma del pomeriggio prevede gli interventi, tra i molti, di Alessandro Bondi, Università di Urbino Carlo Bo (Il d.lgs. n. 231/2001 e la sicurezza sul lavoro) e di Umberto Poli, Kore Audit s.r.l. (Il ruolo dell'organismo di vigilanza nei modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza sul lavoro); le conclusioni sono affidate a Paolo Pascucci, Università di Urbino Carlo Bo.

Pubblicazioni

È in libreria il volume Modelli organizzativi ai sensi del d.lgs. n. 231/2001 e tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, Torino, Giappichelli, 2014, a cura di Désirée Fondaroli (autrice anche del contributo La costituzione di parte civile nel processo penale per i delitti di omicidio e/o lesioni personali colpose commessi in violazione della disciplina antinfortunistica. Un condivisibile self restraint giurisprudenziale) e Carlo Zoli. Il testo raccoglie le rielaborazioni delle relazioni tenute al convegno “Modello organizzativo e responsabilità amministrativa dell’impresa”, organizzato dal Centro di ricerca in Diritto del lavoro “Giorgio Ghezzi, Federico Mancini”, Scuola Superiore di Studi Giuridici (Bologna, 28 settembre 2012), con la sponsorizzazione di Kore Audit s.r.l.

Da segnalare in particolare i contributi di Fausto Giunta (I modelli di organizzazione e gestione del settore antinfortunistico),Sandro Mainardi (Codici etici nella prevenzione dei reati di lavoratori e collaboratori, modello organizzativo e sistema disciplinare), Paolo Pascucci (Il ruolo dell’Alta Direzione nell’organizzazione della sicurezza sul lavoro) e Umberto Poli(Sistemi di controllo e protocolli operativi).

Formazione e impresa

È stato attivato per l’a.a. 2014-2015 il Master in Diritto penale dell’impresa e dell’economia, promosso dalDipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna, in collaborazione con Confindustria Ravenna e con l’Ordine degli Avvocati di Ravenna.

Il Consiglio scientifico è composto dal prof. avv. Filippo Sgubbi (Direttore del Master), dal prof. avv. Luigi Stortoni e dalla prof. avv. Désirée Fondaroli.

Il Master, destinato a giovani laureati, manager e professionisti, si propone di affinare le competenze specifiche nei diversi ambiti dell’attività d’impresa, consentendo l’interazione tra le specializzazioni economico-giuridiche e le esperienze imprenditoriali.

Sono previste 5 borse di studio di euro 2.000 cadauna da assegnarsi su base meritocratica.

La frequenza al corso consente l’attribuzione di 24 crediti agli avvocati e praticanti avvocati tenuti all’aggiornamento della Formazione continua.

È in corso un progetto di collaborazione con le imprese interessate a:

  • iscrivere propri dirigenti, manager e componenti degli uffici legali;
  • collaborare tramite la messa a disposizione delle proprie capacità organizzative e relazionali per la migliore realizzazione delle lezioni presso le sedi delle imprese;
  • offrire la disponibilità di esperti aziendali per effettuare attività di testimonianza operativa su una o più tematiche affrontate dal Master (da inserire nel corso delle lezioni);
  • ospitare un partecipante al Master per uno stage (gratuito) curriculare (lo stage sarà regolato dalla convenzione con l’Università, che pone a carico della stessa gli oneri assicurativi; ha la durata di 375 ore, ripartite in 40 ore settimanali, dal 1° giugno a fine settembre).

Più dettagliate informazioni (calendario, costi, borse di studio, ecc.) sono disponibili nel sito:

http://www.dsg.unibo.it/it/attivita-didattica/master-in-201cdiritto-penale-dell2019impresa-e-dell2019economia201d

 

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Decreto Legislativo 231/2001

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